Gen 25 2010

Malvaglia: lacrime che non riescono a rendere più civili il mondo

Published by sara at 23:45 under riflessioni generali

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Malvaglia

Valle di Blenio. Brucia, e brucerà ancora per parecchio tempo la disgrazia di Malvaglia. Una bambina, un bus, delle strisce pedonali, un auto e poi la fatalità. Ma di quale fatalità stiamo parlando? Come è possibile che il cervello umano di fronte ad una situazione di potenziale pericolo come lo è il sorpasso di un bus fermo non attivi un campanello d’allarme “tipo prudenza!”? Come è possibile? La ferita è profonda, anche per chi è lontano il coinvolgimento è forte e tutto pare così poco rimarginabile, non così presto almeno, non così facilmente. E la speranza? Quella che ci dice “tutto questo avrà un senso”? Nulla. Non c’è nulla, perché per quanto inimmaginabile possa sembrare, per quanto assurdo e crudele è, questo incidente sembra non aver fatto presa sulla nostra coscienza.

Lugano. Ore 22:45. Scorro lungo la via Besso, conosciuta non solo per essere centro nevralgico dello spaccio e del traffico (stradale) ma anche  per la sua moltitudine di fermate per i bus distribuite lungo il percorso. Giungo all’altezza di una di queste, un bus è fermo, il mio cervello si attiva, rallento, prudenza, mi fermo brevemente dietro. Tempo qualche secondo e due, sottolineo, due macchine mi superano a velocità sostenuta e a loro volta superano il bus altrettanto velocemente. Macchine ticinesi, ben inteso. Una Mercedes e una Citroën. Ed io al volante resto senza parole, e inizio a borbottare stordita “e se, e se, e se, e se un pedone…”. In pochi attimi mi infervoro, cerco di trasmettere la mia rabbia con un’inutile “clacsonata” mi sento frustrata, terribilmente annichilita, profondamente delusa. Non c’è speranza. E magari fosse un episodio. Magari fosse un momento. Ho fatto giusto poco tempo fa una segnalazione alla polizia a proposito di un tassista impazzito che, sempre sulla via Besso, mi si è “incollato all’auto a mo’ di francobollo” e poi mi ha superato sulla corsia di destra (quella riservata ai bus) come imbufalito. Secondo voi la polizia si è degnata almeno di darmi anche solo una cortese risposta? Forse avrei dovuto firmarmi Onorevole Sara Leoni chissà.

E intanto mi chiedo e mi domando se tutte queste disgrazie (e parlo anche del giovane liceale di Lugano) avranno mai un senso, perché sulle strade non vi è nulla che possa assomigliare ad un inizio di sensibilizzazione, perché la civiltà sulla nostre strade si è involuta  all’inciviltà. Ed oggi siamo qui, a vivere fra lacrime, estremismi ed impotenza. Ed io in un mondo così non ce la faccio proprio. Non sopporterei di perdere qualcuno per barbaria, perché è qui che siamo arrivati. Superficiali. Inconsapevoli. Ignoranti.

3 Responses to “Malvaglia: lacrime che non riescono a rendere più civili il mondo”

  1. elioon 27 Gen 2010 at 15:38

    ciao, sara!
    beh, non posso che rimanere stupito di fronte al tuo contributo riguardante traffico, fatalità e inciviltà…
    quant’è vero e tutto quanto ci circonda non è che lo specchio della società in cui viviamo, che abbiamo voluto diventasse tale, senza fare nulla di vero e di concreto per contrastare l’inciviltà.
    paura, sempre e solo paura, frammista alla mancanza di decisioni, o meglio all’indecisione perpetua e galoppante, al lasciar correre, al menefreghismo, all’ignoranza, al pensare sempre “tanto finché tocca gli altri”…
    e così ci ritroviamo invasi e depredati dei nostri valori, vittime di un traffico sregolato, impauriti dai violenti e dai violentatori che si pavoneggiano nella nostra società, timorosi di perdere il lavoro a causa di comprtamenti dettati più dall’apertura estrema verso l’esterno che dalla preoccupazione di chi la nostra società l’ha costruita, preoccupati di dover schivare bisogni di animali e riufiuti che sempre più fan parte del panorama delle nostre strade, dei marciapiedi, delle piazze e dei parchi,…
    prigionieri in casa nostra, ma solo ed escluisvamente per colpa nostra e colpa di chi, nel caos, non sa mai prendere decisioni, anche a costo di risultare impopolare e che trova sempre scuse e giustificazioni, anziché parlar chiaro e descrivere la realtà per quella che si presenta ai nostri occhi.
    il nostro benessere non ha (aveva) prezzo ed ora è stato letterlamente svenduto e siamo in balia di approfittatori, barbari, superficiali, ignoranti,… che forse mai han dovuto combattere per ottenere qualcosa e garantirsi benessere, salute, pace e tranquillità.
    una tristezza, soprattutto per noi e per i nostri figli, per la nostra patria, l’unica di cui ci dobbiamo preoccupare, poiché gli altri, in casa loro, possono anche fare ciò che preferiscono e quanto di più desiderano, ma a casa loro soltanto.
    e invece…

  2. Aigoron 27 Gen 2010 at 22:56

    Biasca. Non sono tanto lontano da dove è successo l’incidente. Il caso vuole che quel mezzogiorno sono a spasso con le mie bambine: una dorme pacifica nel passeggino e l’altra, la più grande, è in piedi sulla pedana. Un elicottero della REGA mi passa sopra la testa. Non ci faccio molto caso pensando che sia uno sfortunato sciatore.

    Al pomeriggio la notizia: una vita di una bambina è stata spazzata via. Vado su un sito internet e mi si gela il sangue nelle vene. Immagini crudeli. Una scarpa che fino a un attimo prima era segno di entusiasmo e felicità è lì desolatamente sola. Un vetro di un auto imbrattato di sangue di una bambina che non potrà mai diventare ragazza. Il primo pensiero va alle mie bambine in che mondo dovranno crescere? Come potrei vivere senza di loro? Cosa farei se la loro vita fosse spazzata via con tanta violenza?

    Poi mi ricordo di alcuni episodi: le auto che corrono veloci su strade e non si fermano nemmeno in presenza dei pattugliatori. Su quelle strade attraversa la nostra gioventù, quei ragazzi che un giorno saranno uomini e quelle ragazze che un giorno saranno donne. Chissà che mondo saremo in grado di lasciare? Sara sei già passata vicino a una scuola elementare o medie all’orario di chiusura? Magari in un giorno di pioggia? E’ un macello: i genitori, gli stessi che richiedono gli interventi per garantire la sicurezza dei loro figli, creano situazioni di pericolo a ogni momento. E questo perché? Per evitare che il proprio figlio faccia 5-10-15-20 metri a piedi?

    Non ti sembra aberrante dover spendere dei soldi per moderare il traffico? Perché devo spendere centinaia di migliaia di franchi per moderare la velocità su una strada? Non sarebbe più economico per tutti rispettare i limiti? Sono un utopico.
    Non ti sembra ancora più aberrante dover utilizzare un radar per colpire gli automobilisti indisciplinati. Ma siamo un mondo nel quale solo se devo pagare poi magari capisco di rispettare i limiti? Non c’è forse qualcosa di sbagliato?

    Ecco dove siamo arrivati: è normale? La risposta è no! Tu Sara evochi episodi vissuti in prima persona e la tua reazione è stata una sonora clacsonata la mia è stata molto diversa: ma la gente il cervello lo usa? La gente conosce ancora il significato della parola “rispetto”?

    Mentre leggevo il tuo post e pensavo al mio testo mi sono ricordato del tuo intervento “Passaggio a livello. Fuga dalla città”. Ecco riconquistiamo la nostra vita

  3. crion 02 Mar 2010 at 01:25

    Sai Sara, da allora giro in automobile con l’angoscia…
    …forse chi ha investito la bimba era una mamma come me che andava a casa di fretta a preparare il pranzo dopo il lavoro
    …forse era qualcuno al telefono
    …forse siamo spesso disattenti quando siamo alla guida

    Sono tornata indietro a quando ero ragazza e già allora era avvenuta dalle mie parti una disgrazia simile, ma l’escalation attuale non ha paragoni.

    …forse è ora che tutti diventiamo più consapevoli quando ci mettiamo al volante o quando mettiamo un piede sul campo stradale.

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